Dumbo di Tim Burton

La magia Disney non ha tempo e non ha età. Quanti di noi, da piccoli (ma anche da grandi) si sono emozionati grazie alle storie partorite dalla mente di uno dei più grandi visionari del tempo? da Biancaneve a Cenerentola, da Aladdin al Re Leone. Lungometraggi animati, come si chiamano in gergo, che vivono di un fascino e una magia che con il passare del tempo non diminuisce, anzi, accresce sempre più.

Cosi da qualche anno i Disney studios hanno ben pensato di riproporre i “grandi classici” in una versione moderna, sempre per un sare un gergo tecnico, in live action, vale a dire con attori in carne ed ossa.

E’ toccato a Mowgli e il “Libro della Giungla”, alla “Bella e la Bestia” e ora è giunto il momento di “Dumbo”.

Proiettato per la prima volta in sala nel 1941,  Dumbo narra la storia di un elefantino circense con delle curiose grandi orecchie per le quali viene spesso preso di mira e sbeffeggiato. Nonostante l’avvento della seconda guerra mondiale, Dumbo fu il film Disney di maggior successo economico degli anni quaranta. Dopo il rilascio del 23 ottobre, Dumbo dimostrò di essere un miracolo finanziario rispetto ad altri film Disney. Il semplice film costò solo 950.000 dollari per la produzione, la metà del costo di Biancaneve, meno di un terzo del costo di Pinocchio, e assai meno del costoso FantasiaDumbo alla fine incassò 1,6 milioni di dollari nel corso della sua distribuzione originale. Questo e Biancaneve, insieme, furono gli unici due Classici prima del 1943 a dare un profitto.[9] Il film venne riedito nelle sale americane nel 1949, 1959, 1972 e 1976, mentre in quelle italiane solo nel 1971.

Il compito di trasportare l’elefante dalle grandi orecchie nelle sale cinematografiche nostrane è toccato a Tim Burton. Cosa aspettarci, quindi, da questo binomio? Le aspettative,come per molti degli ultimi film del regista americano erano molto alte, ma il risultato, negli ultimi tempi, è troppo spesso deludente.

L’impronta del regista non si vede, probabilmente poco aiutato da una sceneggiatura mal scritta. I personaggi non sono ben delineati, i protagonisti soffrono l’assenza di una propria “vita” sulla pellicola. Danny De Vito fa quel che può, con i suoi classici tratti comici con un retrogusto drammatico, la bellissima Eva Green si perde in una figura sempre in bilico tra il bene e il male, quasi non pervenuto, purtroppo, Michael Keaton.

Insomma, questo Dumbo lascia con l’amaro in bocca, con la sensazione di un potenziale inespresso che conferma la tendenza di questi remake Disneyani che sembrano soltanto una grande operazione commerciale volta a sfruttare l’effetto nostalgia.

Fabrizio Maselli

Fabrizio Maselli

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo dello spettacolo, in particolare quello che è impresso su pellicola; passerebbe le giornate in una sala buia col fascio di luce a proiettare sullo schermo. Cinema quindi, ma anche eventi sportivi (il calcio è pur sempre l'unica religione che non ha atei) lo distraggono dalla “routine contabile”.